Coordinate 37,6 – 0,9

 

Coordinate 37,6 – 0,9

di Kraser ce3gallery

L’essere umano è immerso in una costante ossessione di conoscere l’origine delle cose fin dal principio dell’umanità.

Coordinate 37,6° – 0,9° non sono solo una ubicazione sulla mappa, ma anche l’origine di ArtNostrum. Sono le coordinate di riferimento per la riflessione e l’ispirazione di ciascuno degli artisti che ne fanno parte. Non sono numeri a caso, sono numeri invisibili che interagiscono giornalmente con noi in ogni azione che realizziamo.

In occasione della mostra coordinate 37,6° – 0,9° presso la Hernandez Art Gallery il visitatore ha la possibilità di immergersi in un percorso visivo attraverso le inflessioni proprie di ciascun artista che fa parte di ArtNostrum.

Un percorso intimo che incomincia dalla cattura di un momento o dalla scultura minimale, passando per storie narrate, mondi onirici ed ironici fino ad arrivare alla fotografia sperimentale. Anche se ciascuna di queste sia tecnicamente così dispari ed inpenetrabile nella sua propria risoluzione.

ArtNostrum è nata in queste coordinate e queste coordinate sono ArtNostrum.

 

Murcia 360°

di Consuelo Hernandez. 
direttrice Hernandez Art Gallery

 

Nel contesto dell’arte contemporanea non è raro incontrare associazioni di artisti, vi sono esempi illustri a riguardo come il gruppo dell’Arte Nucleare oppure i Futuristi stessi. Tuttavia ogni caso che potremmo incontrare ha connotati ben differenti rispetto alla realtà odierna e alla situazione che coinvolge ArtNostrum; nelle associazioni artistiche attuali la necessità di riunirsi sotto un medesimo marchio è spinta, più che da una ragione stilistica e filosofica che un tempo sfociava sempre nella redazione di un manifesto programmatico, da una necessità rappresentativa e distintiva.

Per queste motivazioni all’interno del gruppo ArtNostrum incontriamo realtà artistiche assai differenti fra loro, che non solo convivono, ma si alimentano l’un l’altra.

Sono presenti artisti in cui un’attenzione particolare allo studio della forma in ogni sua sfaccettatura è centrale nel proprio lavoro. In questo senso si possono prendere in considerazione le opere di Álvaro Peña, dove la scomposizione della figura o l’essenzialità della stessa, ottenuta con una linea grafica precisa e sicura, lascia spazio al sentimento spesso espresso da pennellate piene di colori intensi. Un sentimento affine a quello di Peña si può avvertire nelle opere dello scultore Fernando P. Sáez De Elorrieta; il suo è un mondo fatto da equilibri fragili ove figure di uomini in un equilibrio precario si inerpicano su un mondo frammentato ed incerto, il tutto attraverso un linguaggio ed una tecnica accurata dove la materia ferrosa si fa leggera e sinuosa.

Altra scultrice del gruppo è Belén Orta, la quale rientra in quella categoria di artisti sperimentatori che non riescono per natura ad essere canalizzati in un’unica direzione, spaziando dall’istallazione alla composizione; i suoi materiali sono molteplici, pietra, latta, carta, metallo, non essendo estranea ad alcuni inserti pittorici. Le sue composizioni, sempre diverse e poliedriche, riescono a rendere una leggerezza ed un’eleganza assolute che, alcune volte, come nel caso dell’opera “Buscando el conocimiento” possono ricondurre la memoria ad alcuni lavori di Fausto Melotti, pur non utilizzando come unico medium il metallo.

Altro artista del gruppo che utilizza spesso una tecnica mista pur toccando temi realistici nonché un pò nostalgici, è Antonio Gómez Ribelles. In questa mostra affronta il tema del ricordo attraverso una tecnica interessante che mescola la fotografia al disegno, il tutto apposto sul supporto tipico del medioevo, ovvero la tavola; pertanto la memoria viene a riproporsi anche attraverso i materiali e non solo i soggetti.

In realtà questo piccolo gruppo di sperimentatori di tecniche e materiali non si chiude con Gómez Ribelles e prosegue attraverso i lavori di Luis Marino e Olga Rodríguez Pomarez, in particolare sulla quale hanno sperimentato molto e quindi qui, il medium si fa supporto espressivo… Luis Marino esperto di arti visive, ci rimanda col pensiero a reperti di animali preistorici, ai ritrovamenti radiografati che ogni bambino ha sognato di ritrovare scavando con le mani fra rocce aride, ansioso che queste gli parlassero di un passato incalcolabile.

Con la Rodríguez Pomarez si respira sempre il passato, ma un passato aulico e commensurabile, qui il supporto è il prezioso marmo che invece di venire scolpito e modellato viene dipinto e il tema è quello di architetture imponenti, ma ridotte ad un formato casalingo e gentilmente ironico. Unico del gruppo che affronta il filone a cavallo fra la grafica e la street art è Kraser il quale, indubbiamente, dimostra di possedere un bagaglio tecnico e stilistico ricchissimo; egli parte dai supporti tipici della street art ma in realtà è un finissimo grafico e tecnico della pittura per la quale ha scelto i luoghi, gli odori e, possibilmente, le dimensioni della street art. Le silhouette di animali e persone sempre interrotte da realtà diverse che si insinuano nella tela, trasportano il fruitore in realtà parallele che non distolgono dal soggetto, ma semplicemente lo completano attraverso una prospettiva differente e onirica.

Un artista che mai abbandona il rosso della propria terra è il pittore di tecnica, oserei dire espressionista, Javier Lorente, il quale affronta spesso il tema dell’iridescenza, del riflesso della luce sull’acqua o dell’effetto che essa ha durante il caldo torrido nelle pianure ispaniche. In realtà in questa mostra presenta un solo quadro relativo alla sua tematica prediletta, “Iridescencias Soñadas”, mentre presenta due mirabili ritratti di donne che non solo si complementano nei richiami e nei colori, ma entrambi non cadono nella banalità che spesso il ritratto può attrarre a sé.

Pittore attento alla tradizione pittorica soprattutto per quanto riguarda la tecnica e il medium, olio su tela, è Marcos Amoros, che affronta vari soggetti inserendovi sempre dei simboli ricorrenti, come la farfalla e il teschio, riportando in tal maniera lo spettatore ad una dimensione intima che tratta la vita nelle sue sfaccettature, ovvero la metamorfosi e la morte a cui questa porta.

Unico incisore del gruppo è Vidal Maiquez che si è specializzato nel virtuosismo della tecnica attraverso un linguaggio astratto e lineare, tuttavia in mostra è presente un’immagine che più che realista si propone come un’icona scabra e asciutta di un uomo nella sua essenzialità.

Pérez Casanova è un pittore figurativo che affronta il paesaggio urbano non solo dandogli una dimensione onirica ma addirittura intima e ciò si rende ancor più manifesto attraverso un utilizzo attento della titolazione delle opere.

Un gruppo assai numeroso all’interno di ArtNostrum è quello dei realisti: Cristóbal Pérez, Piedad Martínez, Rosana Sitcha, Salvador Torres. Il primo, che qui in mostra presenta anche due paesaggi urbani, in realtà affronta spesso la tematica del mare con un’accorata passione quasi rituale nella sua devozione. Come Pérez affronta le tematiche cittadine e marittime, così Piedad Martínez, che si è avvicinata da molti anni alle tecniche di pittura orientale, affronta il tema della natura morta in interni che, pur non descrivendo il contesto che le accolgono, ricordano le stanze di antichi casolari illuminati a candela o con tenue lampade ad olio… Rosana Sitcha invece affronta la città, e spesso la laguna veneziana, con pennellate languide che riportano la mente ad una grafica fumettistica che è sempre leggera e ariosa in qualsiasi contesto. Ultimo di questo filone realista è Salvador Torres che nelle sue tele riporta a tempi non troppo lontani ma patinati come immagini, gesti, attitudini e colori che si ritroverebbero in film degli anni ’50, scorrendo le sue tele si pensa sempre che nella prossima ritroveremo un’immagine di James Dean o Elizabeth Tylor.

ArtNostrum un gruppo eterogeneo e poliedrico, ma soprattutto gremito di una volontà di azione mutuata attraverso la fantasia, la sperimentazione e l’anima.